Scrive Georges Bensoussan in Genocidio. Una passione europea:
Nella seconda metà dell’800 si diffonde l’idea di una innata
brutalità del mondo e della società, si perde il rispetto per la
vita individuale. L’appartenenza a una stessa specie o razza
cancella l’individuo e la sua psiche, la sua libertà, la sua responsabilità
personale. Il «bene sociale» diventa una questione
di sanità biologica da raggiungere attraverso la selezione.
Qualcuno capiva il potenziale di orrore di questo tipo di
darwinismo sociale.
Jakov Novikov, in La critique du darwinisme social (1910),
scriveva: «Il darwinismo sociale può essere definito la dottrina
che considera l’omicidio collettivo come una spinta al
progresso del genere umano».
Grazie alla scienza, quella vera, la mortalità infantile si
abbassa e le derrate aumentano. Il numero di esseri umani
sul pianeta sale a un miliardo e mezzo. La teoria che la terra
sia ormai sovrappopolata, la mancanza di fede nel fatto
che quando le risorse si esauriscono nuove risorse nascono,
causa l’idea della guerra come unica igiene del mondo, necessaria
a sfoltire e a far sì che i popoli forti prevalgano sui
deboli. Visto che le risorse sono limitate, i popoli debbono
combattersi per sopravvivere, e sterminare gli altri diventa
una necessità etica.
Mentre il cervello razionale sprofonda nell’irrazionale,
nella follia, nella cultura di morte, è il cervello emotivo
quello che ha la visione più lucida, l’intuizione corretta. La
cultura di morte imperante si esprime nei due non morti,
Dracula e il Mostro di Frankenstein. Sono due creature fatte
di morte, il risultato di un’umanità disperata che ha perso
l’anima e cerca un surrogato dell’immortalità.
In opposizione all’ateismo e alla crudeltà del darwinismo
sociale, Tolkien e Lewis creano Il Signore degli Anelli e
Le cronache di Narnia. La grande letteratura fantasy è nata
per ricordare i valori di fratellanza negati dalla follia del
darwinismo sociale e della teoria delle razze inferiori.
La grande letteratura fantasy è ricca di fratellanza tra
razze diverse: la Compagnia dell’Anello mischia gobbi maghi,
uomini elfi e nani, e questi ultimi due passano dall’odio
a un’amicizia prima riluttante, poi piena. Nelle Cronache
di Narnia si alleano creature diverse. Rigidamente monoetnico
è l’esercito dell’imperatore di Guerre stellari, saga
apparentemente fantascientifica, in realtà in tutto e per tutto
fantasy, mentre coloro che lo combattono in nome dell’individuo
e quindi della democrazia sono creature diversissime
e la loro diversità diventa un’ulteriore forma di
risorsa. Harry Potter (Harry Potter e i doni della morte) scava da
solo, con la pala e non con la magia, la fossa dell’elfo domestico,
creatura ritenuta inferiore nel mondo magico, e
piange su di lui, in una scena ben più drammatica di quella
del funerale del preside (Harry Potter e il principe mezzosangue).
E il secondo grande valore che ritorna nel fantasy è il valore
della responsabilità personale, quello dell’individuo,
della persona. La dittatura, il totalitarismo è la vittoria del
NOI sull’IO, nel noi annega la coscienza, la responsabilità
personale. «Noi», questo unico pronome, era il motto di
propaganda scritto sul manifesto che invitava ad arruolarsi
nelle SS. «Noi possiamo farlo» era il motto della Wermacht,
l’esercito tedesco, durante la seconda guerra mondiale. Il
totalitarismo islamico, quello che noi chiamiamo integralismo,
è la vittoria della umma, la collettività,
cioè la vittoria dell’ummanità sull’umanità, per citare
la battuta dell’ultimo giornale umoristico ancora esistente
in Marocco.
Il fantasy, narrazione di lealtà, coraggio e cavalleria è la
vittoria dell’individuo dotato di coscienza.
L’ebraismo, il cristianesimo, la Dichiarazione dei diritti
dell’Uomo, la democrazia sono basati sull’io – io rispondo
delle mie azioni, io rispondo dei miei crimini, io mi assumo
la responsabilità –, come sull’io, quindi sull’eroe e sulle sue
scelte, è basato il fantasy.
da la realtà dell’orco. lindau.