Appendino e Torino

L’Amministrazione Appendino lascia sempre più esterrefatti i Torinesi occupandosi in modo prioritario di temi irrilevanti per la maggioranza dei cittadini, in quanto non attinenti alla vita quotidiana di massa (non portano la pagnotta sul tavolo) e soprattutto sono di natura ideologizzata. Il sindaco Appendino in questi due anni di piatto e monotono mandato maggioritario penta stellato (la città di Torino non è migliorata in nessun ambito) vivendo di rendita sulla spinta organizzativa delle precedenti Giunte, ha tristemente abituato i torinesi a scelte quantomeno “bizzarre”, quali: unioni civili, gay pride, finanza islamica, no tav, arrivando addirittura a farsi capostipite del riconoscimento di figli omogenitoriali, facendo tagli alle scuole paritarie, raggiungendo altresì un accordo attraverso il protocollo d’intesa tra ufficio scolastico regionale per il Piemonte ed il Comune di Torino, per la diffusione della cultura dell’uguaglianza, contrasto ad ogni forma di discriminazione e per la promozione delle pari opportunità, arrivando infine a costituirsi parte civile al processo contro la Dottoressa Silvana De Mari (saggiamente respinto dal Giudice). Impegnandosi molto in questi ambiti, la Giunta Appendino, ha “perso di vista” aspetti altresì importanti per la stragrande maggioranza dei torinesi: le periferie, la sicurezza, il lavoro, le politiche giovanili e familiari (inteso uomo/donna). A questo punto sorge spontanea una considerazione: sembrerebbe che tutta la Giunta Appendino abbia molto a cuore gli input dell’Assessore alle famiglie Marco Giusta, quindi “giusta-mente” lavorano molto per ciò che lui porta come “bagaglio formativo” di esperienze pregresse (ex presidente arcigay di Torino).
Nel contempo, i cittadini comuni (la maggioranza) che devono pensare a come “sbarcare il lunario” possono tranquillamente dire che la città sopravvive grazie alla loro testarda volontà di non soccombere a tutte le “ultime novità”. Il massimo che i cittadini “comuni” hanno “meritato” in questi due anni è stato qualche evento “culturale” e quando (una sola volta) le piazze si sono riempite per un evento extra gay pride, ne sono usciti con le ossa rotte (nel vero senso della parola)… Ieri però, durante il Consiglio Comunale, la giunta Appendino ha superato se stessa uscendo dai confini intra-territoriali per “bacchettare” il popolo russo, rimasto indietro con i “tempi” e troppo attaccato alla “tradizione” che fa fatica ad evolversi definendolo “omofobo”. Cerchiamo di capire meglio come sono andate le cose durante l’ultima seduta, ove è stata votata in consiglio comunale la mozione denominata “Accordo con la Città di San Pietroburgo”, votata all’unanimità con 28 SI su 30 Consiglieri presenti in Consiglio (Ricca Davide Lega Nord e Rosso Roberto F.lli d’Italia non hanno partecipato al voto). Precisamente il numero totale dei consiglieri è 40 ma ieri erano presenti solo 28.

Approfondiamo ora cosa è stato detto alcuni pensieri espressi:

La Consigliera Grazia Grippo PD (prima firmataria della proposta di mozione) ha esordito dicendo che: “Rivolgo un sentimento di gratitudine a chi si è adoperato per portare in aula questo atto che nella sostanza ne ricalca uno analogo da me presentato durante le scorse sedute. Vorrei dire che cosa è successo da allora ad oggi: in queste settimane il Coordinamento Torino Pride che si batte contro ogni forma di discriminazione da diversi anni e che in particolare dedica attenzione alla situazione in cui versa la comunità LGBT in Russia e in Cecenia”, ha scritto una lettera al sindaco Appendino e al Presidente Versaci per ottenere un’audizione nella conferenza dei capigruppo. Questa audizione è stata l’occasione per ricordare che nel maggio scorso il coordinamento insieme con l’Associazione “Certi diritti” era venuto a conoscenza del fatto che la nostra città stava stipulando degli accordi con la Russia e si era dichiarato profondamente spaventato dal fatto che nessuna parola fosse spesa per le condizioni della comunità LGBT in quel territorio. A seguito del primo contatto con l’Amministrazione in maggio, poi in luglio le associazioni facenti parte del coordinamento Torino Pride insieme con l’Associazione “Certi diritti”, aveva circolarizzato una serie di comunicazioni che si erano allargate anche ai Consiglieri di questa aula e che sono state la ragione che mi hanno spinta a elaborare un primo atto di indirizzo che purtroppo non è andato a buon fine nelle scorse settimane, ed un secondo in sede di conferenza dei capigruppo che è quello che ricordavo è che andiamo a votare quest’oggi. Atto di diritto che in nessun modo rappresenta una mozione di boicottaggio o di chiusura verso il Popolo Russo ma che vuol essere piuttosto un segnale forte della nostra città nei confronti della causa della comunità LGBT in Russia e della condizione di persecuzione nella quale si trova. Rispetto alla prima stesura su richiesta esplicita dell’Assessore Marco Giusta (che non vedo più in aula) il dispositivo è stato modificato, ed oggi esso recita: “Si impegna il sindaco in contemporanea alla firma di un eventuale accordo con la città di San Pietroburgo in particolare e più in generale con le autorità Russe, naturalmente un accordo di tipo commerciale a prendere chiaramente e pubblicamente posizione contro la repressione della comunità LGBT e si chiede al sindaco di assumere azioni concrete di sostegno alle organizzazioni LGBT locali (quindi di quel territorio) al fine di dimostrare pubblicamente il favore della città di Torino nei loro confronti. Io Presidente auspico che questa, grazie all’interessamento del Presidente Versaci, che ringrazio per il ruolo di garanzia che ha voluto svolgere in questa sede. Grazie all’interessamento di diversi capigruppo: la capigruppo Artesio, il capigruppo Tresso, il mio capigruppo spero che questa sia la volta buona per mandare in porto un atto al quale le associazioni hanno dimostrato di tenere particolarmente.
La consigliera Viviana Ferrero M5S invece, ha soffermato l’attenzione sull’importanza necessaria affinché i cittadini e le cittadine russe sappiano della comunità LGBT e sappiano che vi è un’attenzione internazionale che non viene meno, così come non viene meno la vicinanza della città di Torino, ma non solo, ha concluso il suo intervento dicendo: “La città di Torino quindi si deve porre come città dei diritti e come città di Torino non può non porsi come testimone di un cambiamento culturale utilizzando gli accordi di cooperazione anzi, favorendoli ancora di più in modo da superare le paure, proprio perché sono le cose che non si conoscono che spesso ci creano paure, che producono lo stigma e l’emarginazione”

Personalmente ho ritenuto la più equilibrata di tutte l’esposizione del Capogruppo Roberto Rosso Fratelli d’Italia che ha cercato di ricordare che ci sono centinaia di Paesi Arabi che mandano in galera le persone perché sono omosessuali. Alcuni addirittura li mandano al manicomio, però nessuno dice nulla su quanto accade in quei luoghi. Ci sono paesi in cui i musulmani vengono impiccati alle gru come avvenuto recentemente in Iran. Ci sono paesi in cui permettono l’infibulazione delle donne. Ragion per cui ha dichiarato che: “è incredibile prendersela solo con la Russia. La Russia è un Paese amico, un Paese di grande cultura Cristiana importante, un Paese Europeo che dovrebbe essere anche all’interno (a mio giudizio) delle compagine politiche istituzionali dell’Europa”.

Nel frammezzo, come potete vedere ed ascoltare dal video allegato, partendo dal minuto 2.41.15 vi sono altri consiglieri che battibeccano tra loro sulla forma più che sulla sostanza… Il video allegato è testimone inequivocabile di ciò che è successo ieri e dal quale molti torinesi si dissociano. Buona visione.

Angela Ciconte