Accogliere, – chi, come, quando, perché

Mi spiace, ma io vado controcorrente.

MA occorre una premessa:

Concordo perfettamente con l’analisi che dice come i poveracci che rischiano la vita (e tanti ce la perdono) per venire in Europa, siano spinti chi dalle guerre, chi dalla fame, chi dal desiderio di dare un futuro migliore a se’ e alla propria famiglia.

Non sono invece d’accordo dal voler strologare sul fatto “questi hanno diritto – quelli non vengono da una guerra, ergo NON hanno diritto…”.  Se rischiano la vita per arrivare fino qua coscienti di rischiare la pelle (o illusi di non rischiarla) vuol dire che la motivazione è forte.

Tuttavia quello che vedo mancare è l’oculatezza.

La mancanza di misure atte a dirimere caso per caso il “che fare” e “come fare”.

La mancanza di coraggio di ammettere che non di “emergenza” (fatto imprevisto ed imprevedibile) si tratta, ma di fenomeno statisticamente prevedibile e non risolvibile con pannicelli caldi.

Ancora di più la mancanza di precauzioni per la sicurezza sia di noi che accogliamo sia di coloro che arrivano, incolpevoli e animati dal desiderio di vivere dignitosamente, cosa che nei paesi da cui fuggono non è possibile.

Per ultimo ma non meno importante, ricordiamo che l’economia dei nostri paesi è una coperta corta: se ci copriamo da una parte, finiremo di scoprire fianchi delicati del nostro sistema economico, col probabile collasso di tutto il sistema, inclusa la possibilità di aiutare chi abbia bisogno ergo la nostra ricettività ha i suoi limiti.

Detto tutto ciò:

Tutto l’irenismo di chi vuole accogliere indiscriminatamente tutti coloro che chiedono di entrare nel nostro paese, va bene per chi non sa nulla di Islam, NON per chi, come me, ha vissuto per cinque anni tra i musulmani e visitato altri paesi a guida di musulmani, e conosce molto bene il trattamento riservato ai cristiani.

E ancora, chi parla di riconoscere lo “Ius Soli” indiscriminatamente ponga attenzione al fatto che gli attentatori criminali, nella maggior parte dei casi sono ragazzi di seconda e terza generazione. Se fossero cittadini Europei (lo diventerebbero automaticamente per il fatto di essere diventati Italiani), DOVE verrebbero rimpatriati? Nel nostro paese ad infoltire le schiere delle (nostre) patrie galere?

Certo, sarebbero una minoranza, ma credo di ricordare che nel libro di lettura della mia V classe elementare (allora esisteva, oggi le scuole elementari sono un po’ più complicate anche se di cultura ne trasmettono poca e di socializzazione e creatività ne fanno tanta. Non è chiaro di che qualità), si leggeva la storiella del ragazzino che, stimolato dal babbo, mise una mela marcia nel cesto delle mele sane, con il risultato che tutti sappiamo – Le banlieu parigine insegnano.

Visto poi il bombardamento circa l’Islam “Moderato” e le affermazioni tirate in televisione da alcuni Imam che affermano come già dal nome l’Islam significa “pace”, cominciamo a mettere qualche “I” sotto i puntini:


Islam non significa pace ma Sottomissione (al Dio come essi lo riconoscono e alla sua legge)

Non basta, occorre anche avere un minimo di conoscenza dei dettati di questa legge.

Questi sono i dettati di quella che sarebbe una fede che predica pace come proclamato da quegli Imam in uno stentato italiano?  Nei confronti degli “infedeli” (= non musulmani) è scritto:

Sura IV vv. 89-91

…Allora afferrateli e uccideteli … ovunque li incontriate

Sura VIII v. 12

…Colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi

Sura IX, v. 5

…Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontrate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati (Associatori = Cristiani)

Sura XLVII v.4

…Quando incontrate i miscredenti colpiteli al collo finchè li abbiate soggiogati


Questa è predicazione di violenza bella e buona – e ricordiamoci che per il musulmano le SURE che compongono il “sacro Quran” sono ciò che noi chiamiamo PAROLA DI DIO che non è nemmeno da tradurre, ma realizzare così come scritta nella santa lingua araba nella quale è stata ricevuta dal Profeta.

E quindi da eseguire senza ripensamenti

A completamento qualche altra informazione (comunemente reperibile, ad es. su Wikipedia):

Sunna (in arabo: سنة‎) è un termine che significa, “consuetudine”, “abitudine”, “costume” e, in senso lato, “codice di comportamento”, ed è uno dei testi sacri dell’Islam.
La Sunna è stata “codificata” alcuni secoli dopo la morte del Profeta, in base ai racconti che sono stati tramandati di bocca in bocca da soggetti “degni di fede”, considerati quindi come anelli della catena (silsila) di “garanti” della tradizione islamica stessa. Per questo motivo il Corano ha priorità assoluta sui ḥadīth.

Ḥadīth, in arabo: حديث‎, – il cui plurale è aḥadīth – significa “racconto, narrazione” ed è in genere un singolo aneddoto di alcune righe sulla vita del profeta dell’Islam Maometto (Muhammad), ma ha un significato molto più importante perché è parte costitutiva della cosiddetta Sunna, la seconda fonte della Legge islamica (Sharīʿa) dopo lo stesso Corano. Esistono milioni di ḥadīth, classificati per isnād (catena di trasmissione) ed affidabilità.

La collezione della totalità dei singoli ḥadīth costituisce appunto la Sunna.

Per dimostrare di voler essere fede “di pace” occorrerebbe quindi che tutti o quasi i “sapienti” musulmani (non esiste una gerarchia nell’Islam, solo persone accreditate di essere sapienti) di comune accordo, proclamassero “satanici” i versetti di cui sopra e gli altri simili con una FATWA sottoscritta da TUTTI loro, quindi mettendosi d’accordo, Ayatollah iraniani, e Ulamā di Al Azhar, e i Mufti turchi e le Madhāhib

Le Madhāhib sono le scuole (anche di pensiero) islamiche.

Gli Ayatollah sono considerati sapienti religiosi nel mondo Sciita.

Gli ‘ULAMĀ’ sono stati tradizionalmente i consiglieri del potere, garanti della legittimità religiosa della società. Gli azhariti, in particolare, costituivano in Egitto un’élite colta a cui erano riservati molti compiti nella burocrazia dello Stato,

In Turchia ci sono i Mufti, eredità  dell’impero ottomano.

Tra loro si odiano tutti cordialmente, in genere per motivi sociopolitici, per esempio,  sciita (in arabo: شيعة‎, shiʿa «partito, fazione», sottinteso «di ʿAli e dei suoi discendenti») è il principale ramo minoritario dell’Islam (intorno al 15%) ma in primis sono musulmani e sulla veridicità e obbligatorietà di comportarsi secondo quanto scritto nel Corano, sono tutti d’accordo;

ripeto: per loro È PAROLA DI DIO!

Ancora un appunto:

Uno dei pilastri del diritto Islamico risale alla conquista di Gerusalemme da parte del santo califfo Omar (anno 638):

Dalla città assediata uscì il Patriarca Sofronio che chiese di evitare il massacro, offrendo le chiavi della città. Il califfo accettò la resa e chiese di avvicinarsi al Santo Sepolcro.

Il Patriarca lo accompagnò e lo invitò ad entrare per pregare.

La risposta del califfo fu: “NO, perché se entrassi a pregare quello diventerebbe “terra sacra all’Islam” e voi non potreste più entrare. Costruirò una piccola moschea rivolta al sepolcro per pregare.

La moschea esiste ancora ed è appunto la “Moschea di Omar” che NON È la cupola dorata che viene erroneamente chiamata così ed il cui nome è “Cupola della Roccia”, costruita sulla roccia dove Abramo fu fermato dal sacrificare Isacco e da cui il Profeta Muhammad salì al cielo.

Questo comportamento di Omar “FA LEGGE”, è uno dei princìpi fondanti dell’Islam.

Ci sono già stati episodi di preti che hanno messo a disposizione chiese per far pregare dei musulmani!

Si è già verificato un episodio di sciiti che hanno rivendicato la chiesa di N.S. di Fatima associando il nome a quello della figlia del Profeta affermando che lì sorgeva una moschea a lei intitolata!

Tutto ciò significa respingere? NOOOO! Ma accogliere con le dovute cautele.

Il fenomeno della migrazione nel mediterraneo NON É neppur lontanamente paragonabile all’esodo verso le Americhe dei nostri emigranti.

Questi ultimi andavano da cristiani in paesi di cultura base cristiana, ancorché con una punta di ostilità protestante verso i cattolici nel Nordamerica colonizzato dai “Padri Pellegrini”.

Ma sopratutto con, alle spalle, un paio di millenni di cultura ebraico-greco-romana e di “Corpus iuris”, l’opera di codificazione intrapresa da Giustiniano.

Quest’opera non risponde unicamente allo scopo pratico di riordinare il diritto vigente, ma è parte di un’opera assai più ampia fondata sull’ideale di un impero universale, in cui l’Impero e la Chiesa convivono Separatamente. E l’Impero è tenuto sui tre pilastri Legislativo Esecutivo Giudiziario ben separati tra loro.

La codificazione, a seguito della sua riscoperta a partire dal X secolo d.C., costituisce la base della tradizione giuridica europea continentale.

La “Sharia” viceversa deriva da una commistione tra religione (fede),  leggi dello stato, e amministrazione, quindi non prevede la separazione dei tre poteri dello stato, che è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto e della nostra democrazia. Non esiste l’individuazione di tre funzioni pubbliche nell’ambito della sovranità dello Stato – legislazione, amministrazione e giurisdizione.

Ne consegue che un’accoglienza indiscriminata e senza vincoli di accettazione delle regole di chi ospita, un tentativo di innesto di un qualcosa (popolazione) che è estraneo alla nostra cultura, con i rischi relativi.

Non pongo limiti all’intervento divino, ma … pregherei vivamente chi ci governa, dal Presidente della Repubblica all’ultimo Sindaco di paese, di tener conto di ciò.

Nella migliore delle ipotesi verrà prodotta la richiesta di un sistema giudiziario applicabile a seconda della religione di appartenenza. Lascio immaginare anzi, invito a verificare come funziona/ha funzionato nei paesi islamici dove vige/vigeva questa regola.

 

E per quanti si professano cristiani (sottoinsieme cattolici):

NON BASTA ESSERE “BUONI”; Tre volte buoni = STUPIDI.

Cosa si sta cercando di fare?

De-beatificare papa Urbano II? (Guerrafondaio che ha permesso e incoraggiato la crociata).

De-beatificare anche frate Marco da Aviano? (Francescano esagitato che ha fatto accorrere gli eserciti europei contro i pacifici Turchi che volevano andare a trovare l’imperatore d’Austria).

De-santificare il santo padre Papa Pio V? (Ha Nominato Maria “aiuto dei Cristiani, attribuendole la responsabilità della sconfitta della flotta turca attaccata dei guerrafondai europei).

Intanto i cristiani perseguitati non sono aiutati.

I cristiani dovrebbero ricordare che Paolo di Tarso (*2 Cor.8-9) chiede di contribuire alla colletta per i cristiani di Gerusalemme che sono nel bisogno.

Forse che attorno a se’ non c’erano poveri e bisognosi? Forse non li vedeva?

C’erano. Paolo si guadagnava da vivere lavorando in mezzo alla gente, ma lui si preoccupa in primis dei “fratelli”.

Accogliere “dignitosamente?” Certo! Ma prima cominciamo a fare delle scelte: prima i “fratelli”, sopratutto i perseguitati, e poi gli altri; sono i Nostri fratelli cristiani che vivono in quello che era l’”oriente cristiano” dove vivevano da quasi duemila anni ad essere i cacciati, i perseguitati e gli oppressi.

Per gli scettici occorre esibire numeri riconosciuti:

Nel cosiddetto Medio Oriente, che io insisto a chiamare “Oriente Cristiano” dal momento che prima dell’arrivo degli arabi invasori, tutta l’area era cristiana, c’è stata una continua pressione sui cristiani.

[vedi Cappadocia: La città sotterranea di Derinkuyu fu uno dei luoghi in cui si nascosero i cristiani dell’epoca, che fuggivano dalle persecuzioni religiose dalle incursioni degli Arabi musulmani ed in seguito da quelle decretate da Costantinopoli dopo la sua caduta (1453). Sono circa 200 le città sotterranee ad almeno due livelli che sono state scoperte nell’area che si estende fra Kayseri e Nevşehir.].

I cristiani nei primi anni del ‘900 erano circa 15-20 milioni nelle varie confessioni.

Fino al ’22 anno del grande incendio di Smirne, i soli Greci ortodossi nella penisola anatolica erano contati in oltre 2 Milioni.

Per garantire la possibilità di espatriare ad essi come ai milioni di Armeni in fuga la Società delle Nazioni inventò il “Passaporto Nansen”.

Chi rimase nei paesi nati dallo smembramento dell’Impero Ottomano dovette riconoscere ed accettare lo stato di “Dhimmi” cioè “sottomessi”. Nella Turchia di Mustafa Kemal detto ATATURK, sulla carta di identità doveva essere riportata la fede. Ma se eri un cristiano non potevi accedere ad alcuni servizi, non potevi diventare impiegato statale e men che mai militare. Questa regola vale ancor oggi.

Solo in Libano, di pertinenza Francese si arrivò all’equilibrio tra le due fedi, e alla libertà di culto e anche (con le dovute cautele) il passaggio da una fede all’altra (conversione dall’Islam al cristianesimo) senza che scattasse la Fatwa di Morte. Negli anni ’70 in tutta l’area si potevano contare ancora poco meno di 15 Milioni Quel numero, 15 milioni, continuò a ridursi comunque, per quanto lentamente, in seguito alle angherie e agli inciampi creati in vari modi dalle autorità nei singoli stati.

La situazione dopo gli ultimi avvenimenti è priva di controllo. Mi risulta ad esempio che la comunità Caldea è più numerosa nei paesi baltici che nei paesi d’origine, a causa di una forzata emigrazione.

In Turchia il vescovo Luigi Padovese ha pagato con la vita i tentativi di contattare i cosiddetti “cripto cristiani” presenti sulla fascia costiera del Mar Nero. Formalmente registrati come musulmani, discendenti delle comunità di pescatori greci (ortodossi) stabilitesi lì da secoli.

Questo non è un quadro esaustivo ma può servire per cercare spunti da cui partire per approfondire il tema.