Per le donne

Ciò che mi stupisce umanamente e professionalmente è l’assoluta, voluta, pretesa ignoranza che l’ostetricia mostra nei confronti della scientificità dei metodi naturali, come fossero facenti parte di un mondo fatto di fattucchiere e formule magiche.
Comprendo che i metodi naturali per la regolazione della fertilità siano forse troppo per un’ostetricia che parla di empowerment della donna, ma non lo vuole realmente. Capisco quanto si pensi sia moderno insegnare alle donne che l’erotismo anale è godereccio e possibilissimo oppure quanto un “sano” sex-toy abbia anche funzioni riabilitative per il perineo, tuttavia l’ostetricia è molto altro, e – soprattutto – la donna è molto altro.
Considerare la donna solo dal punto di vista della sua salute erotica è un errore culturale e una noia mortale. Le donne sono insoddisfatte perché è insoddisfacente la loro vita di coppia, la loro relazione con l’uomo. E, quello che mi preme di più, sono delle ignoranti: non hanno cura del loro corpo, non hanno cura della loro fertilità, non hanno cura della loro bellezza. E, assolutamente, non hanno cura della loro maternità che rimane talvolta un modo per auto-realizzarsi solo quando è il momento “giusto”, ma è una patologia da fuggire e rifiutare se non ci sono le condizioni adatte.
I metodi naturali sono scienza e in questi ultimi anni ho potuto verificare con mano quanto sia quella, la strada verso la quale la donna impara la propria salute che dipende anche da quanto ella desidera essere sana, senza delegarlo ad altri. La donna deve pretendere di essere formata sulla propria salute e personalmente è abominevole il fatto che uno dei ruoli che l’ostetrica inquadri nel proprio profilo professionale sia spiegare alle donne gli anticoncezionali (già il termine “anti” rispetto al concepimento, ovvero la maternità, è eloquente). La bellezza della fertilità femminile e la freschezza della competenza sul proprio ciclo è fondamentale se desideriamo che la donna sia competente sulla propria salute. Salute verso la quale va educata, sostenuta, invogliata e che può divenire una sana abitudine se collegata con la prevenzione delle malattie (anche sessualmente trasmissibili) e con la presa di coscienza della maternità (gravidanza, parto e allattamento). Non è più impensabile che le donne vengano educate all’empowerment solo al momento della gravidanza poiché è una fase delicata che viene condotta spesso con comprensibile timore (soprattutto se la si riesce ad avere dopo i trent’anni) e viene vissuta con delega completa alla medicina (necessaria in caso di patologia, ma non in caso di fisiologia, ricordiamolo): l’insoddisfazione diffusa nei confronti della nascita del proprio – spesso unico – figlio è indice del fatto che la Medicina non può far altro che intervenire, ma non può essere d’aiuto se la donna è spaventata da ciò che deve vivere. La competenza materna è fondamentale e si riflette anche nell’accudimento del neonato che è – con allarmante frequenza – un caos per tante donne che non conoscono nulla di fisiologia dell’allattamento, di fisiologia del sonno infantile e fisiologia dei bisogni del bambino.
Ma come si può pensare che un donna si senta in grado di fare la madre consapevole, se per tutta la sua vita non si sente in grado di essere donna consapevole?
Le percentuali di diffusione delle malattie sessuali ci dovrebbe allarmare e invece sento ostetriche che promuovono a tutti i livelli scolastici l’uso di pillola e preservativo, come se ciò che dovessero promuovere fosse la contenzione dei danni di greggi di opossum incapaci di comprendere che gli istinti d’accoppiamento si possono anche regolare e dominare. E’ vero che siamo facenti parte dei mammiferi, ma spero che donne e uomini siano considerati un tantino più dotati di consapevolezza, rispetto ai canguri o ai buoi muschiati.
L’empowerment femminile deve implementarsi da subito, dal menarca se non prima. Le giovani donne debbono avere l’opportunità di comprendere la bellezza e il rispetto che si deve al loro corpo (e alla loro anima) e quanto è possibile conoscere solo distinguendo le varie fasi del ciclo. La magnificenza della potenzialità femminile, che corrisponde in pieno alla fisiologia, non può che essere un modo di vivere che la donna acquisisce e applicherà poi per tutta la sua vita femminile.
La bellezza e la purezza della donna, depredata intenzionalmente da chi parla tanto di felicità erotica inducendo la donna solo a essere – di fatto – oggetto di godimento (e ben poco soggetto di questo), sta trasformando la donna solo in una vagina camminante (si vedano gli striscioni orgasmolatrici di NUDM) e poco altro.
La donna che si ama e si rispetta, conosce il proprio corpo e lo cura, lo nutre e lo usa al meglio, sapendo che deve mostrare molta responsabilità. Il cerchio vitale dell’esistenza della donna, accoglie la fertilità come una potenzialità femminile meravigliosa e non come uno spauracchio dal quale fuggire. Il futuro è dei metodi naturali per la regolazione della fertilità, e la scienza ce lo sta mostrando in tutti i modi. Accogliere la fisiologia significa accompagnare la salute della donna, e l’ostetrica, custode del femminile, non può che percorrere la strada indicata da questa.

Rachele Sagramoso