Per il bene della società, delle donne e dei bambini, si promuova l’allattamento

Il bonus bebè prevede sconti per pannolini e latte in polvere.

Non meno il can per l’aia e sorvolo l’argomento pannolini in modo rapido: è inutile stracciarsi le vesti sull’ambiente e l’ecologia, se poi non aiutiamo le persone magari fornendo un kit di pannolini lavabili (per informazioni: https://www.nonsolociripa.it/i-pannolini-lavabili/perche-scegliere-i-lavabili/). Per lo meno il gesto di fare gli ambientalisti.

Sul “latte in polvere”, invece, ho realmente necessità di compiere un’analisi. L’allattamento materno è fisiologico: se un bambino non può essere allattato, c’è un problema grave o meno grave che lo riguarda direttamente o indirettamente (problematiche materne). Per allattare è assolutamente necessario informarsi (a partire dagli anni ’50 l’allattamento era un gesto da contadinotte e da povere, inoltre impediva l’uscita di casa della donna, per cui fu scoraggiato: negli anni ’90 -circa- ritornò in auge grazie a movimenti femminili e i proclami etici, oggi come oggi anche il sito del Ministero della Salute contiene indicazioni chiare e Leggi apposite per punire chi non promuove e sostiene il naturale gesto): è necessario farlo poiché le donne sono spesso figlie e nipoti di donne che non hanno allattato. Le mammelle servono per nutrire (si chiama “nutrice” chi allatta) e  non hanno funzione erotica (persino la Madonna è ritratta mentre allatta). Informarsi significa leggere libri che spiegano:

  • anatomia e fisiologia;
  • presupposti e conseguenze positive a breve e lungo termine;
  • aspetti scientifici;
  • aspetti logistici, pratici, tecnici;
  • dicerie e falsi miti;
  • come sconfiggere le perplessità;
  • dove cercare sostegno;
  • esperienze di chi ne ha usufruito;
  • altri punti sicuramente importanti che ho dimenticato.

Il soggetto assolutamente più importante della nutrizione fisiologica, è il bambino. Si allatta per lui, non per soddisfazione personale e basta. È lui che ha diritto di essere nutrito in modo sano. È lui colui che rischia la salute, se non nutrito bene. È lui il soggetto avente diritto. Giusto per essere chiari: se una donna viene criticata perché allatta un bambino che ne ha bisogno (diciamo fino ai due anni anche il sonno è spesso aiutato dalla poppa/ciuccia), chi subisce il danno, è il bambino.

Il neonato /bambino necessita di relazione: allattare è un po’ un comodo trucco della natura per farlo risparmiando e adeguando la mamma al bambino (la poppa si adegua alle necessità del bambino, non viceversa) e per far sì che la mamma abbia desiderio-voglia di occuparsi del suo bambino: esiste l’istinto di cura, che è insito nella donna (tutte le donne), e la natura cerca spesso soluzioni semplici (esempio: per fare il bambino servono un uomo e una donna che, possibilmente, si divertano mentre fanno il bambino). È fondamentale anche vedere altre donne allattare: viviamo anche grazie all’imitazione e io ho sempre mostrato, alle donne gravide, mamme che allattano. Il risultato è che sono veramente pochissime coloro che scelgono di non farlo (spesso per cause di reale impedimento e comunque sempre supportate dalla sottoscritta anche per mettere in atto l’ascolto del bisogno di contatto del bambino in altri modi oltre l’allattamento) e, quando sentono che è arrivato il momento di smettere, lo fanno serenamente senza sensi di colpa.

Necessario, per allattare, è conoscere la fisiologia del sonno infantile: gli errori dei manualoni da libreria, sono macroscopici e intollerabili: oggidì si conosce tutto, sul sonno infantile, i pediatri e le ostetriche a contatto con i neonati debbono assolutamente conoscere tali informazioni poiché sonno e allattamento sono correlati in modo strettissimo: ci sono pubblicazioni semplici e le scuse non valgono più. Nessun bambino cresce con cattive abitudini perché ha dormito coi genitori e poppa per tre anni: il bambino cresce con cattive abitudini, casomai, perché i genitori non lo educano.

È possibile allattare:

  • un bambino fortemente pretermine e pretermine (si deve pretendere un team neonatologia composto da medici e infermieri per lo meno IBCLC -consulenti professionali per l’allattamento);
  • dopo un cesareo (è importante aiutare la mamma);
  • due o tre gemelli (necessario il supporto logistico e tecnico, oltre che pratico);
  • in gravidanza (fondamentale non ascoltare fruttivendoli e passanti);
  • due fratelli di età differente (tandem);
  • se la mamma lavora (necessario un supporto competente da parte di educatrici dell’asilo nido -che abbiano formazione sull’argomento-, e da parte di chi aiuta la mamma);
  • bambini che hanno più di due/tre/quattro anni (se il presupposto è ascoltare un bisogno del bambino e non di mamma, per esempio).

La donna che è sola, spesso non allatta. Non è supportata, non è aiutata a farlo. E la strada della “liberalizzazione” della donna dal giogo della maternità (l’allattamento c’entra molto con la maternità), ha portato ad allontanare la donna dal proprio istinto di cura, dal proprio bisogno di occuparsi della prole, e l’ha convinta che le mammelle fossero erotiche, che il bambino cresce se bene anche affidato ad altri adulti caregivers, che la qualità del tempo col figlio andasse più che bene. Che non allattare va benissimo lo stesso poiché è un pregiudizio culturale, farlo.

La realtà è ben altra: tenere lontani il bambino dalla sua mamma (i caregivers non hanno l’odore di mamma) costringendola a lavorare per mantenere la famiglia (o inducendola a pensare che farlo è per la sua realizzazione, quindi facendola scegliere “liberamente” di non stare con il proprio bambino) o diffondendo l’idea che un bambino ha un costo (in realtà ogni figlio è un investimento per la società), ha allontanato i bambini dalle mamme. E i bambini sono sempre più melanconici e sofferenti, costretti senza la mamma (basta studiare Bowlby e tutta la Teoria dell’Attacamento). E le donne sono sempre meno madri. Le suffragette non hanno mai dimenticato di sottolineare che i diritti delle donne includessero quelli di fare le mamme, poiché essere madri è insito nella femminilità: infatti a tale giusta emancipazione, si contrappose la rivoluzione sessuale promossa anche attraverso Cosmopolitan (il Playboy delle donne) e roba del tipo “Sex and the city” (che schifo la maternità e bleah i bambini, in sostanza).

La non promozione dei diritti delle donne (madri e potenzialmente tali), è sinonimo di misoginia parimenti il non sostenere la maternità. E il sostegno della maternità (chi è dipendente lo sa bene), passa anche dall’allattamento, e non di certo per gli sconti sull’acquisto di biberon e formule latte che altri caregivers possono somministrare al bambino.

I bambini hanno diritto di stare con la madre poiché quella relazione è fondamentale (sì, pure quella coi papà, che però non allattano e questo è un post sull’allattamento).

Allattare è naturale, normale, fisiologico: allora mi chiedo: perché proporre aiuti per acquistare la formula lattea artificiale e non mettere in contatto la mamma con chi può aiutarla davvero?

Non ci sono -ehm- interessi economici dietro, giusto?

Spesso le consulenze per l’allattamento sono gratuite, così i corsi per i professionisti (ginecologi, ostetriche, neonatologia e pediatri): incentivare quelli non sarebbe vedere lontano sulla promozione dell’allattamento (e sulla salute fisica e psicologica dei bambini)?

Il Ministero della Salute, se volesse il bene dei bambini a lunga scadenza, promuoverebbe:

  • la formazione teorica, pratica ed etica di tutti gli operatori sanitari sull’argomento (roba seria, universitaria) inclusi infermieri, farmacisti ed educatrici degli asili nido;
  • i gruppi di sostegno territoriali attraverso operatori appositi (bastano alcune IBCLC e un po’ di volontarie);

l’aiuto domestico specializzato in sostegno della donna (io ho apprezzato le cosiddette doule, molto utili anche alle ostetriche);

  • la possibilità, per tutte le donne, di stare coi propri bambini per lo meno fino ai loro due anni: questo sarebbe fondamentale soprattutto per i bambini;
  • aiuti pratici per le giovani donne che fanno le mamme, ma sono in formazione (scuola, università, corsi): non dovrebbero mai essere costrette a separarsi dai propri bambini prima dei 18 mesi di questi, e le carriere dovrebbero essere congelate.

Questo sarebbe il minimo per far sì che i bambini stessero bene e per far sì che le mamme godessero della loro maternità. Il resto è mera campagna elettorale/chiacchiera da bar/messaggino da baci perugina. Se si desidera far del bene alla società, alla cultura, alle donne e, soprattutto ai bambini, si promuova l’allattamento.

 

P.S.: i punti su cosa riguarda l’informazione circa la fisiologia dell’allattamento, è palesemente e chiaramente uguale all’acquisizione d’informazioni su tutta la fisiologia: gravidanza, nascita, allattamento (per l’appunto), regolazione naturale della fertilità. Non è difficile, basta studiare.

 

Rachele Sagramoso